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Leggenda


LA NAVE DEL PELLICANO

Più di duemila e cinquecento anni fa in questo mare le navi dei Greci di Focea si scontrarono con quelle degli Etruschi e dei Fenici, alleati fra loro.
I focesi vinsero la battaglia, ma così a caro prezzo da abbandonare la loro colonia di Alalia in Corsica e a rifugiarsi nell’Italia del Sud. Dopo la battaglia, una delle navi greche superstiti costeggiava la Sardegna verso meridione alla ricerca di un riparo sicuro e nascosto prima di affrontare ancora il mare. Proprio allora i marinai videro sul mare un gigantesco uccello bianco, il grande pellicano dell’Egeo, di certo un segno degli dei.

Il pellicano volò in cerchio sulla nave, poi puntò deciso verso la costa, mentre il sole tramontava e li guidò in un’insenatura bellissima e nascosta per poi posarsi sulla più bella delle spiaggette che facevano corona al golfo. Nel tramonto il suo piumaggio brillava di un colore dorato. Passò qualche giorno. Gli uomini e il pellicano si riposarono.

Al largo, senza vederli, passarono le navi dei nemici in cerca di vendetta.
Un giorno, all’alba, il pellicano batté le grandi ali e con una breve corsa sull’acqua si alzò in volo, puntando deciso verso sud. Era un segno, ancora una volta: era l’ora di ripartire.
I greci salparono. E pur sapendo che non sarebbero tornati in quella terra le diedero un nome, per lasciare un segno del loro passaggio. La chiamarono “Olbia”, la Felice.

Nel passare battezzarono anche la spiaggetta dove si era posato il grande uccello che li aveva guidati. Quella per loro sarebbe sempre stata la spiaggia del Pellicano.